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Journal Entry 1 by lavale from Milano, Lombardia Italy on Saturday, May 05, 2007
Ho trovato due copie di questo libro in giro per casa, una la leggerò presto, dell'altra faccio un ring (ray?). Non avendolo letto, copio la recensione dal libro Se si dovesse tracciare un bilancio dei romanzi sulla Resistenza che "restano", L'Agnese va a morire meriterebbe un posto di primo piano. Nato dalla diretta esperienza dell'autrice tra i partigiani delle Valli di Comacchio, è il romanzo che ha saputo documentare il risentimento collettivo di fronte all'offesa dell'invasione, il buon senso popolare che si trasforma in volontà di giustizia e in capacità di lotta organizzata. Renata Viganò ha scritto una "cronaca" che ha l'esatta semplicità di pensieri e gesti quotidiani, in uno stile sobrio che pure rivela una sottile educazione letteraria nella definizione di fuggevoli stati d'animo, nella descrizione di sfumati paesaggi di pianure e di lagune; e tutto si sostiene sull'ampio respiro dell'azione corale, che tocca il suo culmine nelle scene della battaglia. Ma la novità del libro è l'aver visto la Resistenza attraverso gli occhi di un'anziana contadina, l'Agnese. Non si è mai allontanata dall'orto, dalla fontana di casa; ma quando i tedeschi le fanno morire il marito, è capace di ribellarsi, di seguire i partigiani nelle paludi, di compiere imprese rischiose caracollando su una vecchia bicicletta rugginosa. I giorni dell'Agnese si svolgeranno tra fughe, tradimenti, fucilazioni, sconfitte e vittorie: i giorni dell'Italia migliore che ritrova se stessa. Renata Viganò è nata a Bologna. Esordì giovanissima con alcune raccolte di versi. Prese parte attiva alla Resistenza a fianco del marito, comandante di formazioni garibaldine. L'Agnese va a morire le ha valso il Premio Viareggio 1949, ed è stato sino ad oggi tradotto in tredici paesi. IScrivetevi numerosi! Lista dei partecipanti: - Mizzy
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