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Blues pour un chat noir
by Boris Vian | Literature & Fiction
Registered by Auro of Milano, Lombardia Italy on 8/22/2004
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Journal Entry 1 by Auro from Milano, Lombardia Italy on Sunday, August 22, 2004

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Probabilmente mi sono cacciata nella più difficile impresa che mi potesse mai venire in mente.
Boris Vian è un famoso trombettista jazz del dopoguerra francese (muore nel 1959, a 39 anni, per malattia). Forse molti lo conoscono perché ha scritto (fra gli altri) la canzone "Le déserteur", che poi è stata rifatta e rivista in versione italiana da Tenco (per chi ne vuole sapere di più sulla versione di Tenco c'è questo libro che ne parla) e da Fossati.
Beh, ecco. L'aspetto di "Vian come scrittore" è sicuramente il meno conosciuto, e io - da brava testada - l'ho voluto sfidare, per giunta in lingua originale. Vian scrive in francese strettissimo e in modo molto tecnico, quando parla di jazz.

Il libro è la raccolta di 5 racconti brevi e molto intensi, sia per i temi che affronta, che per la narrazione: l'assurdo, il dopoguerra, il suicidio, lo spleen, il desiderio, l'impossibilità di farvi fronte in maniera lucida, dio.
Sicuramente il racconto che dà il titolo al libro è quello più assurdo, ma anche il più lggero, il secondo "Martin m'a téléphoné" è quello più delirante, grazie al ritmo (in quattro quarti) con cui è costruito, gli altri hanno un andamento più introspettivo, più crudele, più "carta vetrata".
Come ho detto sono un po' difficili da interpretare (ma è anche vero che nell'edizione che ho comprato ci sono alcune note a piè di pagina che aiutano nella comprensione) e da comprendere di primo acchito proprio per il francese utilizzato (molto spesso ci sono termini in antico argot) e per lo stile macchinoso ma anche "senza schemi" utilizzato dall'autore.
Altro lato positivo dell'edizione che ho comprato io (Le Livre de Poche): è corredata di foto, di spiegazioni, di una biografia e di una bibliografia dell'autore e di una introduzione assai ben scritta.
Adesso mi concedo una pausa e poi passo agli altri Vian che ho portato via da Parigi.

"Dieu n'a d'intérêt que pour les pasteurs et pour les gens qui ont peur de mourir, pas pour ceux qui ont peur de vivre, pas pour ceux qui ont peur d'autres hommes en coustume foncé, qui viennent frapper à votre porte et vous faire croire que c'est la negresse ou vous empêchent de terminer una boutelle de Paul Jones entamée. Die ne sert à rien quand c'est des hommes que l'on a peur". 


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