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La chimera
by Sebastiano Vassalli | Romance
Registered by Auro of Milano, Lombardia Italy on 9/2/2004
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Journal Entry 1 by Auro from Milano, Lombardia Italy on Thursday, September 02, 2004

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E' il secondo Vassalli che leggo.
E mi è piaciuto da morire. Mi è piaciuto il taglio storico, il lavoro di studio e di documentazione che c'è sotto e che si vede perché l'autore entra spesso a più pari nella narrazione, difendendo il suo ruolo di autore.
La storia si svolge a cavallo fra il 1590 e il 1610 e non si fa problemi di dare un quadro molto chiaro e lampante di uella che era la realtà di paese, ma non solo, allora.
Per poi scivolare, grazie a una precisa "realtà dei fatti", in quella che è la storia del mondo, di tutti, qualsiasi sia il tempo.
Zerbino cresce, succhia vitalità, condanna, giudica, trova capri espiatori, crede a quello che non vede, modella quello che vede, festeggia e poi sparisce. Il tutto sotto l'occhio coinvolto e colpevole di chi non propone, non è in grado di proporre un'alternativa diversa, un'alternativa di vita.

"Continuaropno tutti a vivere nella gran confusione e nel frastuono di quel loro presente che a noi oggi appare così silenzioso, così morto, e che rispetto al nostro presente fu soltanto un po' meno attrezzato per produrre rumore, e un po' più esplicito in spietatezza... Infine, uno dopo l'altro morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese, è la storia del mondo.
Tutto finito?
Tutto finito, sissisignore. O forse no. Forse c'è ancora da rendere conto di un personaggio di questa storia, in nome del quale molte cose si dissero e molte altre si compirono, e che in quel nulla fuori dalla mia finestra è assente come è assente ovunque, o fose lui stesso è il nulla, chi può dirlo! E' lui l'eco di tutto il nostro vano gridare, il vago riflesso d'unanostra immagine che molti, anche tra i viventi di quest'epoca, sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuare la paura che hanno del buio. Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per questo unico motivo, così futile!: che non esiste. Come scrisse un altro poeta, di uesto secolo ventesimo: "Questi,che qui approdò, fu perché non era esistente. Senza esistere ci bastò. Per non essere venuto venne e ci creò". 


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